Scomparsa di sintomi "accessori" durante il trattamento delle disfunzioni dell’ATM.
Autori: Dott. Giuseppe Massaiu
Medico Chirurgo
Dott. Giovanni Toxiri
Medico Chirurgo

 

INTRODUZIONE

E’ oramai un fatto assodato come durante il trattamento delle disfunzioni dell’ATM si determinino la scomparsa di sintomi che non parrebbero legati alla problematica in esame. E’ un fatto sorprendente come a volte siano i pazienti stessi a comunicare allo gnatologo la scomparsa di problematiche croniche che si trascinavano da tanto tempo, e che avevano portato all’esecuzione di esami specialistici e terapie specifiche senza risultato.

Ed è un approccio "olistico" al caso difficile, che ci ha portato ad una collaborazione interdisciplinare sopratutto con neurologi, fisiatri e otorinolaringoiatri al fine di indagare su tutti i sintomi accessori, cioè complementari alle Disfunzioni Cranio Cervico Mandibolari (D.C.C.M.), anche su quelli considerati marginali alla visione classica dell’odontoiatra, e che ci ha spinto a effettuare questo studio.

 

CONSIDERAZIONI PRELIMINARI

Sono molti gli autori che si sono occupati delle correlazioni oggetto di questo studio per cercare di spiegare scientificamente i dati obbiettivi rilevati nella pratica quotidiana. Secondo alcuni autori i dati sono inquadrabili nella sindrome disfunzionale posturale discendente, obbiettivabile mediante la metodica kinesiologica. Secondo altri sarebbe invece importante la scorretta posizione nei tre piani dello spazio del tavolato occlusale mandibolare, mentre altri portano l’attenzione su una eccessiva retrusione della mandibola. Altri ancora correlano la posizione mandibolare tramite catene muscolari anteriori o posteriori con la postura a partire dall’appoggio podalico, mentre alcuni individuano le correlazioni fra ATM e punti energetici dei meridiani di agopuntura nella genesi dei sintomi associati alle disfunzioni cranio mandibolari.

L’assenza di una univocità negli studi in questione porta alla conclusione che esiste un fermento culturale attorno a questo argomento, e questo studio, se non porta dei dati per avvalorare l’una o l’altra tesi, serve comunque per dimostrare che l’obbiettività clinica a volte supera la spiegazione scientifica, e che, essendo questa in ogni caso presente, non può essere misconosciuta, come in un primo tempo si tentava di fare, ma deve essere la base per un proficuo proseguimento degli studi in atto.

 

CARATTERISTICHE DELLO STUDIO

Sulla base di queste osservazioni gli autori hanno rivisitato le cartelle cliniche dei propri pazienti, e sfruttando l’uso di un particolare tipo di cartella terapeutica elaborata personalmente da quella del dott. Bernkopf, hanno studiato dei dati che ritengono siano molto interessanti circa la scomparsa di sintomi "accessori" durante il trattamento delle disfunzioni dell’ATM.

Tale cartella permette di seguire l’andamento clinico del paziente durante la cura seguendo l’evoluzione della sintomatologia sia prettamente gnatologica, che "accessoria", relativamente alla situazione in prima visita (fig.1).Sono stati studiati 66 pazienti che si sono presentati presso lo studio per la cura della patologia dell’ATM a partire dal 1992.

fig.1

E’ stata valutata l’evoluzione soggettiva dei sintomi manifestati dal paziente presenti alla prima visita secondo i parametri:

invariato, diminuito o assente alla fine della terapia gnatologica come si vede nell’esempio che segue:

fig. 2

I sintomi che saranno presentati in questo studio sono i seguenti:

in quanto sono questi quelli che più facilmente accompagnano le disfunzioni ATM (fig 2) e che traggono beneficio dal trattamento delle stesse .

Abbiamo preferito tralasciare i pur lusinghieri risultati ottenuti su altro tipo di sintomatologia in quanto questi dati sono attualmente oggetto di studio per la valutazione di nuove correlazioni, fatto salve alcune considerazioni successivamente esposte.

 

RISULTATI

 

cefalea su 54 pazienti
42 assente (77,7%)

9 diminuito (16,6%)

3 invariato (5,5%)

 

dolore cervicale su 51 pazienti
36 assente (70,5%)

11 diminuito (21,5%)

4 invariato (7,8%)

 

dolore lombare/sacrale su 50 pazienti
37 assente (74%)

10 diminuito (20%)

3 invariato (6%)

 

vertigini su 34 pazienti
27 assente (79,4%)

5 diminuito (14,7%)

2 invariato (5,8%)

 

prurito orecchio su 43 pazienti
39 assente (90,5%)

3 diminuito (7%)

1 invariato (2,5%)

 

 

rumore orecchie su 30 pazienti
24 assente (80%)

3 diminuito (10%)

3 invariato (10%)

 

dolore orecchie su 38 pazienti
31 assente (81,5%)

5 diminuito (13%)

2 invariato (5,5%)

 

sensazioni fastidiose agli occhi su 36 pazienti
26 assente (72%)

7 diminuito (19,5%)

3 invariato (8,5%)

 

 

ANALISI DEI RISULTATI

E’ interessante notare come la cefalea e il dolore al rachide vertebrale in toto o in parte, siano sintomi quasi sempre presenti nei pazienti con DCCM. Nel presente studio sono presenti in circa l’80 % dei casi, e in circa il 75 % dei casi si è avuto la totale scomparsa della sintomatologia presentata in prima visita.

Le vertigini sono presenti nella metà dei pazienti, ma i dati che indicano la loro scomparsa sono altrettanto lusinghieri, in quanto si è avuta la loro scomparsa in quasi l’80 % dei casi.Un dato importante su questi casi è che tanto più la vertigine è un sintomo associato a quelli oggetto dello studio, tanto più si risolve, mentre nei casi in cui era il singolo sintomo o il predominante si hanno la maggioranza degli insuccessi.

Rapportando la sintomatologia otologica e oculare ai casi presi in esame per tali problematiche si evidenzia come, il sintomo più frequente sia la sensazione di prurito interno alle orecchie seguito dalla otalgia e dai rumori alle orecchie, mentre le sensazioni fastidiose agli occhi sono presenti nella metà dei casi in esame.

Il sintomo che più di tutti trae giovamento dal trattamento è comunque il prurito all’orecchio, e i casi nei quali questo non è scomparso è prevalentemente nei pazienti con parafunzioni tipo il serramento o il bruxismo che mantengono la sintomatologia nonostante la migliore posizione condilare possibile. Per quanto riguarda i rumori alle orecchie (ronzio, fischio, sibilo) i valori di scomparsa sono di circa l’80 %, favorendo sempre i casi nei quali l’insorgenza del sintomo è recente e associato agli altri sintomi della D.C.C.M., in quanto nei casi in cui si presenta come sintomo isolato o da lungo tempo la percentuale di risoluzione, in base alla nostra esperienza, è bassissima.

Un dato importante, anche se non confortato attualmente da un adeguato numero di casi nei pazienti oggetto dello studio, è l’immediata e duratura scomparsa dei sintomi clinici di otite acuta e/o cronica, se presente, nei più giovani pazienti.

Circa la patologia oculare si è avuto un netto miglioramento in circa il 70 % dei casi, e questo sopratutto per quanto riguarda i sintomi di: fotofobia, bruciore e presenza di scotomi scintillanti o scuri.

 

CONCLUSIONI

Se ancora non è possibile affermare sempre con certezza che un certo tipo di patologia "aspecifica", come dolori cranio vertebrali mal localizzati e recidivanti dopo terapie specifiche, sintomi oculari sub-clinici, patologia ORL non facilmente risolvibile in ambiente otorino, capogiri e/o vertigini, è sempre risolvibile in ambiente odontoiatrico, in accordo con teoria e studi posturologici, anatomici e fisiologici sembra ormai di poter stabilire un nesso casuale fra tali sintomi e la patologia dell’ATM; e le annotazioni cliniche dimostrate con questo studio sui nostri pazienti danno un positivo impulso a far sì che li si consideri sempre di più nella diagnostica odontoiatrica e che comunque si possa ragionevolmente sperare di avere una loro completa remissione dopo una corretta e seria terapia gnatologica .

 

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